
Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri, e li bruciano: così vuole la legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag, il pompiere, inizia la scoperta di un mondo diverso, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.
È stata una lettura inquietante, non perché questo libro sia carico di tensione ma per quanto il suo contenuto, sebbene scritto settant’anni fa, sia molto attuale e ricco di elementi che sembrano perfettamente, in senso negativo purtroppo, adattabili ai giorni nostri.
La storia è quella di un mondo dove i libri sono fuorilegge e i pompieri, al posto che spegnere incendi, li appiccano proprio in quelle case dove, in barba alla legge, sono presenti proprio i libri.
Uno di questi pompieri, Montag, dopo l’incontro con una ragazza definita stramba per il suo porsi delle domande, inizia a dubitare del suo mondo e della sua quotidianità, con una moglie alienata dagli schermi televisivi e da un’esistenza indifferente, scoprendo una voglia di rivalsa che lo porterà a gesti sovversivi.
Questo romanzo, acclamato già dalla sua pubblicazione, poiché narrava una storia contro la censura e contro il lavaggio del cervello a favore dell’umanità, creata probabilmente in un momento in cui la televisione iniziava ad entrare nelle case delle persone, sembra oggi ancora più inquietante perché perfettamente applicabile al mondo dei social.
I dettagli di schermi ipnotizzanti, di informazione flash, di una mancanza di cultura che spesso viene elogiata come modello a cui ispirarsi, di persone totalmente disinteressate a ciò che li circonda e che vivono a una velocità disumana, sono solo alcuni degli elementi che mi hanno colpito in questa storia, in cui sono presenti tantissimi spunti di riflessione e tantissimi elementi davvero disturbanti – se paragonati a quello che è il mondo oggi.
È un libro di poco più di 150 pagine da leggere, sottolineare e rileggere facendo propri molti passaggi che possono, in qualche modo, svegliare le coscienze e renderne il contenuto ancora utile per comprendere quale direzione prendere e quanto poter essere anticonformisti in un mondo di omologazione grazie alla lettura e a quei libri senza tempo che ancora oggi hanno tanto da dire: la lettura come mezzo sovversivo di un mondo sempre meno empatico e sempre più superficiale.
Se riuscite a trovare il romanzo con l’introduzione di Neil Gaiman, potete già avere dalle prime pagine un assaggio di tutto quanto contenuto in questo libro che ho semplicemente amato.
Ray Douglas Bradbury è stato un narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico.
Nato nel 1920 in Illinois, si è diplomato a Los Angeles. Celebre soprattutto per aver dato una svolta fondamentale al genere della fantascienza. I suoi romanzi infatti caratterizzati da una sempiterna nostalgia per l’infanzia, una forte critica sociale e, soprattutto, la consapevolezza dei rischi della tecnologia.
Ha fatto il venditore di giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti alla biblioteca pubblica e le giornate alla macchina da scrivere.
È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.
Molti suoi racconti sono apparsi in periodici prima di essere raccolti in Dark Carnival nel 1947.
La sua fama nasce con la pubblicazione di The Martian Chronicles nel 1950 (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Cronache marziane nel 1954 tradotto da Giorgio Monicelli, omonimo del regista e lontano parente di Arnoldo Mondadori).
Dal romanzo Fahrenheit 451, del 1953 (in Italia tradotto sempre da Giorgio Monicelli e pubblicato dall’editore Martello nel 1956 col titolo Gli anni della fenice) considerato il suo capolavoro, François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto.
In realtà l’opera era nata come racconto sul numero di febbraio del 1951 di Galaxy dal titolo The Fireman (“Il pompiere”). Un paio d’anni più tardi, Bradbury lo allungò trasformandola nel romanzo Fahrenheit 451.
Fra le altre sue opere: Il gioco dei pianeti (The illustrated Man, 1951), Paese d’ottobre (The October Country, 1955), La fine del principio (A Medicine For Melancholy, 1959), Le macchine della felicità (The Machineries Of Joy, 1964), Io canto il corpo elettrico! (I sing the body electric!, 1969), Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001), Il popolo dell’autunno (Something wicked this way comes, 1962), Constance contro tutti (Let’s All Kill Constance, 2002), Il cimitero dei folli, Tangerine, Troppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo (The Toynbee Convector, 1988), tutte edite da Mondadori. Di recente pubblicazione Ricordare Parigi (mondadori, 2020).
Bradbury è considerato uno dei maggiori innovatori del genere fantascientifico. I suoi romanzi hanno rinnovato il genere introducendovi elementi insieme lirici e di denuncia. Nei suoi pianeti e nelle sue galassie si riflettono, deformati da un occhio visionario, le memorie infantili di un’America perduta e gli incubi della civiltà tecnologica.
Dopo aver ricevuto una menzione d’onore dal Premio Pulitzer, Bradbury ha deciso di rendere noto, in un’intervista al Los Angeles Times, che il suo scopo nello scrivere Fahrenheit 451 non era affatto quello di condannare la censura governativa, né tantomeno il senatore McCarthy. Il libro rappresentava invece una critica della televisione, colpevole di distruggere l’interesse nella lettura.
Bradbury negli ultimi anni aveva rallentato la sua attività, per motivi di salute, ma era comunque rimasto attivo, scrivendo nuovi racconti, commedie e un libro di poesie.
«Un libro è una pistola carica.» – Ray Bradbury
Titolo: Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Formato: Copertina flessibile
Pagine: 163
Editore: Libri Mondadori